LA VITA

Nicola Gambedotti, è stato un pittore e incisore figurativo di ricerca, considerato uno dei massimi esperti nell’utilizzo della tecnica ad acrilico bulinato. Le sue opere figurano in collezioni private e pubbliche presente nei più qualificati annuari e cataloghi d’arte. Su “Annuario d’arte moderna. Artisti contemporanei (2000)”, la sua arte è stata descritta: “Scenari medievali di vaga ambientazione nordeuropea arricchiti di impercettibili elementi di contaminazione moderna costituiscono il mondo fantastico, satirico, del sacro e del profano, l’agognata violazione dei confini spazio-temporali. Nicola Gambedotti: Cavalieri dell’Apocalisse, Tribunali d’inquisizioni, Giardini dei supplizi e ancora Ghetti, Labirinti, Catacombe oltre il loro significato allegorico accrescono la dimensione narrativa di una pittura sulla quale la grande maestria nella tecnica dell’incisione propria dell’autore lascia una traccia inconfondibile caratterizzando il tratto e lo stile di un artista eccelso”

E’ nato a Roma nel 1931 e vissuto ad Urbino (paese di Raffaello), al cui celebre Istituto d’Arte ha studiato, conseguendo l’abilitazione all’insegnamento delle tecniche dell’incisione sotto la guida del Prof. Pietro Sanchini. E’ vissuto alcuni anni in Sar­degna prima di trasferirsi a Napoli dove è vissuto per tutta la sua vita al fianco della moglie Vittoria e i figli Monica, Marco e Fabio, insegnando per 40 anni come titolare della cattedra di progettazione (Arte della Stampa) presso l’Istituto Statale d’Arte F. Palizzi. Una vita trascorsa con i grandi maestri del primo Novecento da Chiancone a Striccoli, da Verdecchia a Casciaro e tanti altri.  

E si direbbe che questi tre paesaggi – non soltanto geografici, soprattutto interiori – attraverso i quali è passato, abbiano non appena influito sulla sua poetica d’artista ma lasciato il segno persino sui moduli espressivi con cui quella poetica è affrontata e svolta.

Di Urbino, e delle Marche in genere, è la dolcezza archi­tettonica di certi fondali: la sognante e sinuosa curvatura del crinale dei colli che sfumano verso l’orizzonte come la seve­ra e un po’ teatrale compattezza dei cortili e delle piazzette rappresentanti come una sorta d’ideale scenografia da com­media dell’arte; e della Sardegna è quel senso arcaico e mi­tico a un tempo di un mondo chiuso sin nell’impenetrabilità dei suoi costumi e che risponde con il silenzio e la fierezza ai colpi della cattiva sorte e con l’isolamento alla prevarica­zione della curiosità altrui; e di Napoli, infine, il gusto del-l’assemblage, una più colorita e, se si vuole, espansiva com­piacenza alla rappresentazione di un’allegria che, al contra­rio, maschera o in ogni caso cerca di vanificare le ingiurie della miseria e si atteggia spesso nei toni e nelle movenze della ballata popolare quando non in quelli di una più agra e movimentata «opera dei pupi».

La sua attività artistica ha inizio nel 1951. Da allora è stato frequentemente presente alle più importanti rassegne di pittura e di grafica sia in Italia che all’estero. Ha esposto nelle grandi capitali del mono come Copenaghen nel ’51, a New York al Met nel ’75, Lisbona, Amsterdam, Rotterdam, Stoccarda, Buenos Aires, Firenze e logicamente a Napoli, la “terra stregata”, come amava definirla, dove ha affondato le sue radici.

Presente in decine di pubblicazioni, tra cui nel “Dizionario degli artisti italiani del XX secolo” edito da Giulio Bolaffi nel 1979 e nell’Annuario d’arte moderna “Artisti Contemporanei” del 2000.

Numerose personalità dell’arte e della cultura si sono interessate al suo linguaggio pittorico, che è caratterizzato da una vena ispirativa di tipo onirico-surreale enfatizzata da una marcata segnicità esressiva. Partecipa con 10 xilografie al volume ad edizione limitata dello scrittore Fabio Tambari “cinque cronache”. Lo scrittore e giornalista italiano Michele Prisco diceva di lui: “Chi dice che la fantasia non ha più diritto di cittadinanza nella società nella quale viviamo? Gambedotti ce ne offre la più tangibile smentita”.

Ci ha a lasciato Napoli il 9 ottobre 2011